Gozzo: sintomi, cause, diagnosi, trattamenti e rimedi naturali

Con il termine gozzo ci si riferisce ad un ingrossamento della tiroide che può manifestarsi con un nodulo o una serie di noduli, aumento di una parte o di tutta la tiroide. La tiroide ha la forma di una farfalla, le sue cellule (tireociti) producono degli ormoni chiamati T3 e T4 che vengono rilasciati nel sangue in modo da distribuirsi nel corpo e regolare il metabolismo delle cellule. L’attività della tiroide è stimolata da un ormone chiamato TSH, rilasciato da un’altra piccola ghiandola, l’adenoipofisi.

Che cos’è il gozzo e tipologie

Nella maggior parte dei casi il gozzo, essendo un’ingrossamento della tiroide, sorge in conseguenza una mancanza di iodio nella dieta alimentare, ma tra le altre possibili cause abbiamo anche: l’assunzione di alimenti o farmaci che interferiscono con il metabolismo dello iodio, patologie genetiche e autoimmuni della tiroide.

I vari tipi di gozzo vengono così classificati:

  • gozzo tossico: elevata concentrazione di ormoni, infatti prende il nome di ipertiroideo;
  • gozzo non tossico: quando l’attività della tiroide è normale oppure diminuita (gozzo ipotiroideo);
  • gozzo uninodulare: quando il gozzo tossico è diffuso in tutta la tiroide;
  • gozzo multinodulare: quando il gozzo tossico è delimitato in una sola parte o più parti della ghiandola;
  • gozzo a forma sporadica: tipologia di gozzo non tossico;
  • gozzo endemico: diffuso in zone con particolari caratteristiche ambientali, a cui si unisce una dieta alimentare povera di iodio.

In alcuni casi le cellule tiroidee crescono autonomamente e senza controllo formando così dei noduli solitari oppure il gozzo multinodulare. Questo può essere percepito dal paziente come un ingrandimento a livello del collo e in alcuni rari casi l’ingrossamento può provocare dei sintomi come difficoltà di deglutizione e di respirazione.

Come si manifesta il gozzo

Le manifestazioni possono essere asintomatiche, oppure si può parlare di ipotiroidismo (tiroide pigra), e ipertiroidismo (attività eccessiva). Per trovare la causa di gozzo, è necessario sottoporsi all’anamnesi, all’esame clinico, agli esami bioumorali (TSH, fT3, fT4), agli anticorpi anti-tiroide e ioduria (quantità di iodio nelle urine), associati ad un esame ecografico del collo.

Il trattamento può variare in base alle cause e possono essere necessari: un aumento di apporto dello iodio nella dieta, una terapia sostitutiva con ormoni tiroidei, una terapia con radio-iodio e/o intervento chirurgico.

Cause e fattori di rischio

Le donne di età compresa tra i 20 e i 40 anni sono più predisposte, rispetto gli uomini, alla formazione del gozzo e in generale con l’avanzare dell’età aumenta il rischio. Inoltre il disturbo ha origini ereditarie. Le principali cause che generano il gozzo tiroideo possono essere dovute:

  • insufficienza di iodio che è fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei. Una scarsità provoca un deficit. Essendoci una riduzione di T3 e T4 viene stimolata l’attività della tiroide, provocando un aumento di volume senza la comparsa di noduli;
  • all’abuso di iodio: un alto consumo di iodio contenuto in certi alimenti (come il pesce) stimola la funzione della della tiroide, che quindi può aumentare di volume;
  • a farmaci che non sintetizzano lo iodio;
  • ad alcuni alimenti che possono provocare l’insorgenza del gozzo;
  • a malattie autoimmuni della tiroide;
  • a malattie associate a fibrosi che determinano la formazione di varie tipologie di noduli;
  • origine batterica accompagnata da febbre nel caso di tiroidite.

Sintomi

Il paziente che percepisce un ingrossamento del collo, può notare anche un aumento del volume tiroideo oppure può essere rilevato solamente durante una visita presso un endocrinologo. Tra i sintomi più comuni abbiamo quelli collegati:

  • alla funzione della tiroide: che se regolare, il gozzo non presenta sintomi oppure se ridotta prende il nome di gozzo non tossico (ipotiroideo). Nel caso in cui non dovesse svolgere la sua regolare funzione i sintomi potrebbero essere: astenia, aumento di peso, intolleranza al freddo, sonnolenza, anemia, oligomenorrea, ispessimento della cute, stipsi, difficoltà di concentrazione e depressione. Nel caso di gozzo tossico (ipertiroideo): apprensione, diminuzione di peso, aumento dell’appetito, insofferenza al caldo, aumento della pressione massima e minima, cardiopalmo, tremori, diarrea.
  • alla spinta del gozzo: problemi nel deglutire, problemi respiratori, pressione delle vene del collo, raucedine;
  • tiroidite: si manifesta con febbre alta, tumefazione accompagnata da dolore localizzato nella zona anteriore al collo.

Alcune volte, possono subentrare gonfiore e dolore a causa di un’emorragia spontanea che si crea all’interno di una cisti o di un nodulo.

Alimentazione consigliata

Nell’alimentazione è opportuno evitare gli alimenti eccitanti, come il caffè, ma anche l’alcool e il fumo. È importante anche limitare il consumo del sale, dei carboidrati, degli alimenti troppo ricchi di iodio, dei pistacchi, delle mandorle, dell’aglio, dell’avena, della cannella e degli anacardi. alle verdure crucifere e alla frutta fresca.

Gli esperti consigliano sempre una dieta equilibrata, che preveda alimenti che contengano sale iodato, pesce di marealghe, crostacei, molluschi, latte e uova non più di due o tre volte a settimana, e di non assumerli vicino ad esami diagnostici perché potrebbero falsarne i risultati.

Diagnosi

A seguito di una visita specialistica presso un endocrinologo, il paziente deve sottoporsi ad una serie di esami da laboratorio per stabilirne la natura. Successivamente un’ecografia al collo stabilirà le caratteristiche della ghiandola e la presenza di noduli e un’eventuale scintigrafia effettuerà una valutazione sulla capacità dei noduli di produrre ormoni.

Importante è intervenire subito, non appena si nota un ingrossamento del collo, diagnosticare e trattare precocemente le patologie autoimmuni come la tiroidite di Hashimoto e il morbo di Graves, poiché a lungo andare possono provocare il gozzo.

È importante formulare una diagnosi esatta e trovare la causa per intervenire in modo risolutivo. In piccola percentuale l’aumento di volume può essere dovuto alla presenza di un nodulo maligno.

Se ne ha il sospetto quando al tatto il nodulo ha una consistenza dura, una forma irregolare, è teso e a contatto con i tessuti vicini. Le principali complicanze sono invece legate ai sintomi compressivi, nelle regioni dell’esofago e della trachea che per essere risolti, richiedono un intervento chirurgico immediato.

Prevenzione

L’insorgenza del gozzo può essere prevenuta seguendo una dieta con un adeguato apporto di iodio (150 qg al giorno), contenuto naturalmente nel sale iodato, nel pesce, nelle uova e nel latte. Bisogna porre particolare attenzione al consumo di cibi che stimolano eccessivamente il funzionamento della tiroide e quindi l’insorgenza del gozzo.

Trattamenti e cure farmacologiche

Per evitare che la tiroide possa aumentare di dimensione è opportuno somministrare l’ormone tiroideo in caso di ipotiroidismo e controllare la terapia periodicamente. Nel caso di gozzo ipertiroideo si agisce con trattamento farmacologico a base di farmaci in grado di bloccare la produzione di ormoni tiroidei. Infine in presenza di gozzi di grandi dimensioni o con notevoli sintomi compressivi, l’unico trattamento indicato è la chirurgia.

Rimedi naturali

Questi rimedi hanno come principale obiettivo la ripresa della funzionalità della tiroide purificando l’organismo, riducendo l’infiammazione generale, correggendo il regime alimentare e somministrando rimedi a base di erbe per riequilibrare in modo del tutto naturale la regolare attività della ghiandola, modificando lo stato psicologico ed emotivo che altera il rilascio ormonale.

Le erbe indicate per combattere la tiroide pigra sono: la mirra che possiede proprietà disinfettanti, antinfiammatorie e anestetiche che stimola l’attività della tiroide; il coleus una pianta che riequilibra il metabolismo tiroideo aumentando la produzione e il rilascio degli ormoni.

Le erbe indicate per combattere l’ipertiroidismo sono: la melissa, grazie alla sua azione inibitoria sulla ghiandola stimolando la produzione ormonale, e agendo sul sistema nervoso rilassa l’organismo; marrubio acquatico i cui fiori producono ormoni a basso contenuto di iodio che riducono l’attività della tiroide; la valeriana e ribes nero

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