Ictus: sintomi, cause, diagnosi e trattamenti

Con il termine ictus si raggruppano, a livello medico, diversi sinonimi quali infarto cerebrale, attacco apoplettico, stroke e colpo apoplettico. L’ictus identifica una perdita delle funzioni del cervello a causa di un insufficiente apporto sanguigno.

Ictus: sintomi e descrizione della patologia

L’ictus si presenta al momento di un insufficiente apporto di sangue necessario al corretto funzionamento del cervello. Per poter parlare di ictus esistono alcuni parametri stabiliti dall’dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, suddivisi in specifici sintomi tra cui la perdita delle funzioni cerebrali per una durata superiore alle 24 ore, senza poter essere attributi a cause diverse da quelle vascolari.

Il corredo sintomatico di un ictus si presenta diverso a seconda dei casi, più o meno reversibili a a seconda della gravità della situazione e delle complicanze. In assenza di un corretto afflusso di sangue i tessuti cerebrali iniziano a morire mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza del soggetto.

Molto spesso la sede centrale di un ictus non si concentra nel cervello ma nei vasi arteriosi e nel cuore. La patologia si suddivide inoltre in diverse tipologie quali l’ictus ischemico, al quale appartengono i sottogruppi:

  • L’ictus trombotico: dovuto a una trombosi.
  • L’ictus embolico: dovuto a un’embolia.
  • Ictus emorragico che si suddivide in ictus emorragico intracerebrale e ictus emorragico subaracnoideo.
  • Attacco ischemico transitorio (TIA): con sintomi del tutto simili all’ictus ischemico particolarmente difficili da diagnosticare.

L’85% dei casi di ictus si dimostra essere di tipologia ischemica, mentre se al principio della patologia si origina una trombosi viene definito ictus ischemico trombotico. In caso di ischemia si parla quindi di ictus ischemico embolico. In caso di ictus emorragico si trova la rottura di un vaso sanguigno responsabile dell’irrorazione al cervello. Tra i sintomi si trovano:

  • paralisi
  • difficoltà del linguaggio
  • confusione 
  • vertigini
  • perdita di coscienza
  • cefalea dolorosa e improvvisa
  • difficoltà visive
  • deficit respiratori
  • perdita di equilibrio 
  • debolezza inspiegabile 

Le tipologie dell’ictus: ischemico ed emorragico

L’ictus viene a sua volta suddiviso in due differenti tipologie: l’ictus ischemico e l’ictus emorragico. Nel primo caso l’ictus emorragico comporta la rottura di uno o più vasi sanguigni, provocando un’emorragia a livello intracranico e sofferenza tissutale.

L’ictus ischemico colpisce il tessuto encefalico con una conseguente sofferenza a livello tissutale che interessa un’area specifica del cervello. L’ictus ischemico può essere provocato dall’insorgere di una trombosi, embolia o ipoperfusione sistemica, un insufficiente afflusso sanguigno sistemico. Si parla di TIA, Attacco Ischemico Transitorio, quando i sintomi dell’ictus si dimostrano essere transitori inferiori ai 60 minuti di tempo.

Intervenendo prontamente in caso di TIA le conseguenze dell’ictus possono essere fronteggiate senza il rischio di danni cerebrali permanenti. Nella maggior parte dei casi di TIA i pazienti recuperano tutte le proprie funzioni, arrivando alla guarigione completa.

Ictus: si possono prevenire i sintomi?

L’insorgere di un ictus non può essere previsto in quanto, la patologia in sé, colpisce in modo del tutto improvviso. Tuttavia esistono alcune avvisaglie che possono essere tenute sotto controllo, grazie alle quali agire tempestivamente in presenza dell’evento. L’ictus prevede la somministrazione immediata di anticoagulanti, oppure antiaggreganti piastrinici a seconda della tipologia e della gravità della situazione.

In caso in cui l’ictus rientri all’interno delle patologie famigliari può risultare utile sottoporsi a controlli periodici, sotto un rischio incrementato del 40% rispetto ad altri soggetti. La prevenzione della patologia prevede alcune semplici regole come: evitare di fumare, consumare regolarmente due porzioni di verdura ogni giorno, svolgere attività fisica, controllare la pressione arteriosa e la glicemia, consumare pesce almeno 4 volte la settimana, mantenere il peso corporeo ottimale.

Cause di un ictus e diagnosi

Le cause dell’ictus possono comprendere diverse origini tra cui:

In seguito ad un ictus il soggetto può andare incontro anche a trombosi a carico degli arti inferiori, polmonite, difficoltà a deglutire, perdita del controllo vescicale. La diagnosi di un ictus avviene sulla base della descrizione dei sintomi, esami strumentali, esame obiettivo, tomografia computerizzata del cervello, imaging a risonanza magnetica, angio TAC e angio RM, angiografia carotidea, ecografia carotidea, ECG, esami del sangue, ecocardiografia.

Alcune strutture ospedaliere, come il Pronto Soccorso Cardiologico-Neurologico di Milano, presentano in dotazione lo Stroke Unit, ossia una struttura specializzata dotata di diagnostica ecografica in caso di ictus. 

Ictus: i trattamenti

L’ictus viene trattato come un’emergenza medica che richiede un pronto intervento immediato. I trattamenti consistono in interventi medici, come endoarterectomia o angioplastica carotidea, e farmaci. All’interno del territorio italiano è stato inoltre approvato il farmaco Alteplase in grado di sciogliere la presenza di un coagulo di sangue, efficace soltanto entro le prime 4 ore dalla manifestazione dei sintomi.

La terapia riabilitativa dopo un ictus prevede un percorso sia per il paziente che per la famiglia. La riabilitazione viene generalmente programmata dagli esperti del settore medico, finalizzata al recupero delle funzioni perse a causa dell’ictus. Buona parte dei pazienti affetti da ictus è maggiormente esposto al rischio di sindrome depressiva, il cui trattamento rientra all’interno della terapia riabilitativa.

Conseguenze dell’ictus

Successivamente all’insorgere di un ictus le conseguenze della lesione cerebrale variano a seconda dei casi e dell’area colpita. Molti ictus di lieve entità non provocano danni permanenti, mentre altri si rivelano in grado di compromettere in maniera significativa la quotidianità del soggetto. I dati statistici collocano l’ictus tra la terza causa di morte più frequente nel mondo, successiva soltanto alle patologie neoplastiche e cardiovascolari.

Il rischio di mortalità per ictus si aggira intorno al 20% nell’arco del primo mese, per aumentare al 30% nell’arco del primo anno, in conseguenza ai danni comportati. L’ictus consiste in un evento cerebrale improvviso che può essere difficilmente previsto.

Intervento chirurgico in caso di ictus

L’intervento chirurgico in caso di ictus si suddivide in due differenti tipologie:

  • Endoarteriectomia carotidea: che prevede un’incisione nell’area del collo in prossimità della carotide, con la sostituzione della placca aterosclerotica con tessuti artificiali.
  • Angioplastica e stent: dove viene impiegato un tubo metallico specifico ed espandibile, denominato stent, gonfiato in direzione della placca aterosclerotica per liberare l’ostruzione.

L’intervento chirurgico viene preso in considerazione soltanto in presenza di una placca aterosclerotica ai danni di una grossa arteria, come la carotide.

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