Ictus: sintomi, cause, diagnosi e trattamenti

Con il termine ictus si raggruppano, diverse patologie dalle altrettanti numerose nomenclature, quali infarto cerebrale, attacco apoplettico, stroke. L’ictus si riconduce ad una perdita delle funzioni del cervello a causa di un insufficiente apporto sanguigno. Questa circostanza provoca forti ripercussioni sull’organismo e, successivamente all’evento traumatico, eventuali compromissioni sull’efficienza del sistema.

Ictus: definizione e descrizione della patologia

L’ictus si presenta al momento di un insufficiente flusso di sangue, e quindi di ossigenazione, al cervello. Per poter parlare di ictus esistono alcuni parametri stabiliti dall’dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che rende necessaria la presenza di specifici sintomi, tra cui la diminuzione delle performance cerebrali in un range temporale che prevede una durata superiore alle 24 ore, senza poter essere attributi a cause diverse da quelle vascolari e circolatorie.

Il corredo sintomatico di un ictus si presenta diverso a seconda dei casi, più o meno reversibili a a seconda della gravità della situazione e delle annesse complicanze. In assenza della giusta ossigenazione, i tessuti cerebrali iniziano a morire mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza del soggetto e le prestazioni della regione encefalica.

Tipologie di ictus

Molto spesso capita che non si tratti di un vero e proprio ictus cerebrale ma che la sede centrale sia riconducibile ad altri sistemi come vasi arteriosi o cuore. La patologia si suddivide in diversi tipi, come ad esempio, l’ictus ischemico, al quale appartengono i seguenti sottogruppi:

  • L’ictus trombotico: dovuto a una trombosi.
  • L’ictus embolico: dovuto a un’embolia.
  • Ictus emorragico, suddiviso in ictus emorragico intracerebrale e ictus emorragico subaracnoideo.
  • Attacco ischemico transitorio (TIA): con sintomi del tutto simili all’ictus ischemico, pertanto si presenta particolarmente difficile da diagnosticare.

Ictus ischemico ed emorragico: le differenze

L’ictus viene a sua volta suddiviso in due differenti tipologie: l’ictus ischemico e l’ictus emorragico. Nel primo caso l’ictus emorragico comporta la rottura di uno o più vasi sanguigni, provocando un’emorragia a livello intracranico e sofferenza tissutale.

L’ictus ischemico colpisce il tessuto encefalico con una conseguente sofferenza a livello tissutale che interessa un’area specifica del cervello. L’ictus ischemico può essere provocato dall’insorgere di una trombosi, embolia o ipoperfusione sistemica, un insufficiente afflusso sanguigno a livello sistemico. Si parla di TIA, Attacco Ischemico Transitorio, quando i sintomi dell’ictus risultano essere transitori inferiori ai 60 minuti di tempo.

Intervenendo prontamente, in caso di TIA, le conseguenze dell’ictus possono essere fronteggiate senza il rischio di danni cerebrali permanenti. Nella maggior parte di questi casi, i pazienti riescono a recuperare tutte le proprie funzioni e arrivare alla guarigione completa.

Sintomi

L’85% dei casi di ictus si dimostra essere di tipologia ischemica, mentre se al principio della patologia si origina una trombosi, questo viene definito ictus ischemico trombotico. In caso di ischemia si parla quindi di ictus ischemico embolico. In caso di ictus emorragico si parla della rottura di un vaso sanguigno responsabile dell’irrorazione al cervello. Tra i sintomi si trovano:

  • paralisi muscolare
  • paralisi di uno dei due assi del volto
  • difficoltà del linguaggio
  • confusione 
  • vertigini
  • perdita di coscienza
  • cefalea dolorosa e improvvisa
  • difficoltà visive
  • deficit respiratori
  • perdita di equilibrio 
  • debolezza inspiegabile 
  • impossibilità ad alzare una delle due braccia

Diagnosi

Qualora uno o più sintomi dovessero presentarsi nel soggetto, è bene recarsi immediatamente al pronto soccorso o chiamare un’ambulanza specificando i sintomi.

In seguito ad un ictus il soggetto può andare incontro anche a trombosi a carico degli arti inferiori, polmonite, difficoltà a deglutire, perdita del controllo vescicale. La diagnosi di un ictus avviene sulla base della descrizione dei sintomi, esami strumentali, esame obiettivo, tomografia computerizzata del cervello, imaging a risonanza magnetica, angio TAC e angio RM, angiografia carotidea, ecografia carotidea, ECG, esami del sangue, ecocardiografia.

Alcune strutture ospedaliere, come il Pronto Soccorso Cardiologico-Neurologico di Milano, presentano in dotazione lo Stroke Unit, ossia una struttura specializzata dotata di diagnostica ecografica, che in caso di ictus aiuta ad agire in maniera tempestiva grazie alla velocizzazione della fase identificativa.

Cause principali dell’ictus

L’evento può aver luogo per motivazioni differenti, tra cui:

  • ipertensione arteriosa
  • cardiopatie
  • diabete 
  • età anagrafica avanzata e sesso
  • età della menopausa 
  • fumo
  • uso e abuso di alcool e droghe
  • etnia
  • storia famigliare
  • aneurismi 
  • sovrappeso
  • obesità
  • colesterolo alto 
  • disturbi della coagulazione del sangue
  • alimentazione scorretta
  • trattamenti farmacologici antinfiammatori FANS, esclusa l’aspirina 
  • ictus precedenti

Prevenzione

In caso in cui l’ictus rientri all’interno delle patologie famigliari e che quindi subentri il fattore di rischio genetico, può risultare utile sottoporsi a controlli periodici e prestare particolare attenzione al proprio stile di vita. La prevenzione della patologia prevede alcune semplici regole come smettere di fumare al più presto, svolgere quotidianamente l’attività fisica più adatta alla propria persona, seguire un regime alimentare sano e bilanciato, ridurre drasticamente l’apporto di sale in caso di ipertensione, evitare consumo di droghe e alcolici, appianare le situazioni di stress, controllare costantemente la pressione arteriosa, la glicemia (in caso di diabete) e svolgere in maniera periodica e puntuale un emocromo completo, così da avere sotto controllo il quadro della situazione in ogni momento.

Trattamento e riabilitazione

L’ictus viene trattato come un’emergenza medica, un codice rosso che richiede un pronto intervento immediato. I trattamenti consistono in interventi specialistici chirurgici, come endoarterectomia o angioplastica carotidea e terapie farmacologiche. All’interno del territorio italiano è stato approvato il farmaco Alteplase, ad azione coagulante ed efficace soltanto entro le prime 4 ore dalla manifestazione dei sintomi.

La terapia di riabilitazione prevede un percorso sia per il paziente che per la sua famiglia. La riabilitazione viene generalmente programmata dagli esperti del settore medico ed è finalizzata al recupero delle funzioni perse a causa dell’ictus. Buona parte dei pazienti affetti dalla patologia è maggiormente esposto al rischio di sindrome depressiva, per cui trattamento e prevenzione della stessa rientrano nel programma.

Possibili conseguenze e danni causati dall’ictus

Successivamente all’attacco, le conseguenze della lesione cerebrale variano a seconda dei casi e dell’area colpita. Molti ictus di lieve entità non provocano danni permanenti, mentre altri si rivelano in grado di compromettere in maniera significativa la quotidianità del soggetto. I dati statistici collocano l’ictus tra la terza causa di morte più frequente nel mondo, successiva soltanto alle patologie neoplastiche e cardiovascolari.

Il rischio di mortalità per ictus si aggira intorno al 20% nell’arco del primo mese, per aumentare al 30% nell’arco del primo anno, anche in relazione ai danni riportati.

Le problematiche riportate dall’attacco possono essere transitorie o permanenti. Nel primo caso sarà il proprio medico a indirizzare il paziente verso una terapia di riabilitazione che dipenderà dalle aree colpite. Il processo di guarigione potrà prevedere un percorso fisioterapico, logopedistico o di altro genere, a seconda delle conseguenze riportate.

Intervento chirurgico in caso di ictus

L’intervento chirurgico in caso di ictus si suddivide in due differenti tipologie:

  • Endoarteriectomia carotidea: prevede un’incisione nell’area del collo in prossimità della carotide e la sostituzione della placca aterosclerotica con tessuti artificiali.
  • Angioplastica e stent: viene impiegato un tubo metallico specifico ed espandibile (stent) per essere poi gonfiato in direzione della placca aterosclerotica per liberare l’ostruzione.

L’intervento chirurgico viene preso in considerazione soltanto in presenza di una placca aterosclerotica ai danni di una grossa arteria.

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