Cefalea: tipologie, sintomi, diagnosi e trattamenti

Per cefalea, comunemente chiamata anche mal di testa, si intende un dolore esteso a tutto il cranio, oppure in determinate aree dello stesso. La cefalea si dimostra un disturbo ampiamente diffuso all’interno della popolazione, spesso risolto tramite l’assunzione di analgesici da banco.

La cefalea può celare anche i sintomi di diverse patologie, anche se nella maggior parte dei casi si dimostra essere un disturbo passeggero. Andiamo ad analizzare nello specifico, nel corso dei prossimi paragrafi, tutte le tipologie di cefalea, i sintomi, la diagnosi e gli eventuali trattamenti.

Cefalea: caratteristiche e descrizione dei sintomi

La cefalea comprende un dolore avvertito a livello della testa esteso in modo generale oppure in specifiche aree del cranio. Il dolore a livello della testa viene percepito in modo particolarmente sensibile a causa dell’assenza di recettori adatti all’interno del tessuto cerebrale. La cefalea può quindi interessare nello specifico le arterie, le vene, i nervi, i muscoli, il cranio, gli occhi, le mucose, i seni paranasali e le orecchie.

I diversi sistemi di classificazione del dolore alla testa, tradotti in cefalea, sono stabiliti dalla International Headache Society, attraverso codici numerici specifici per un totale di 14 gruppi suddivisi a loro volta in:

  • cefalee primarie: con un punteggio da 1 a 4
  • cefalee secondarie: con un punteggio da 5 a 12
  • nevralgie craniche, dolori facciali e altri sintomi da 13 a 14

Le cefalee primarie comprendono anche le tipologie di mal di testa denominate emicrania, cefalea di tipologia tensivo, cefalee trigeminali e la cefalea a grappolo. L’emicrania rappresenta una patologia neurologica a corredo sintomatico di gravi o moderate e ricorrenti cefalee.

La cefalea di tipologia tensivo rappresenta la più frequente dei disturbi presente nel 90% dei casi, con un dolore concentrato sui muscoli della nuca o del capo. La cefalea a grappolo presenta una forma neurovascolare particolarmente dolorosa a fasi alterne. Le cefalee trigeminali interessano invece i nervi cranici.

Cefalea, mal di testa, emicrania: quali sono le differenze?

Quando si parla di cefalea, mal di testa ed emicrania è frequente fare confusione tra i disturbi in quanto, tutti quanti, presentano uno stato dolorante di base. Secondo il Ministero della Salute, nel 50% dei casi, ogni soggetto accusa di soffrire di mal di testa almeno una volta nell’arco di un anno di tempo.

La maggior parte dei soggetti tende a non rivolgersi al parere del proprio medico, optando per la risoluzione dei farmaci da banco anche in caso di episodi frequenti di dolore alla testa.

La cefalea si classifica come una patologia dolorante che colpisce la testa, mentre l’emicrania come un disturbo ricorrente soprattutto nei soggetti femminili, generalmente sotto un’incidenza temporale con un intervallo massimo di 3 giorni. Il semplice mal di testa può essere scatenato da fattori stressanti, traumi, affaticamento mentale, stati ansiosi e agitazione.

Diagnosi e cause della cefalea

Molto spesso la cefalea può essere associata anche ad episodi di nausea alternata alla sensazione di dolore più o meno invalidante. La diagnosi avviene tramite la descrizione dei sintomi da parte del soggetto e la valutazione delle linee guida messe a punto dall’American College of Emergency Physicians.

Quando la cefalea non rientra all’interno delle cause primarie, associate alla sindrome mestruale, allo stress, alla stanchezza, oppure ad altri corredi sintomatici non pericolosi, devono essere ricercate le cause specifiche. In caso di problemi neurologici viene prescritta la tomografia computerizzata (TC) senza la necessità di un mezzo di contrasto. 

Cefalea: trattamenti

Le cefalee primarie vengono trattate con l’impiego di analgesici da banco, acquistabili senza alcuna ricetta medica, per periodi di assunzione relativamente brevi. In alternativa viene spesso impiegata la tecnica dell’agopuntura, come effetto placebo, mentre per la cefalea cronica vengono prescritti farmaci quali: amitriptilina, fluoxetina, topiramato, gabapentin, tossina botulinica di tipo A.

Rimedi naturali per combattere la cefalea

Per trattare la cefalea possono essere utilizzati degli impacchi vegetali, a base di cipolla oppure foglie di cavolo, da applicare direttamente sulla nuca per almeno 30 minuti. Sulle tempie possono essere applicate due fette di limone e patata, ma anche oli essenziali di menta e lavanda per frizionare l’area. Per via orale si può ricorrere alle tisane a base di arancio, passiflora, valeriana o camomilla

Alimentazione consigliata in caso di cefalea

L’alimentazione si dimostra particolarmente importante in caso di cefalea. Nella prevenzione e nella cura delle cefalee gioca un ruolo fondamentale la relazione tra il cervello e l’intestino. In caso di cefalea a grappolo viene spesso consigliata una dieta chetogenica, come valido strumento per migliorare i sintomi.

La dieta chetogenica si concentra sulla riduzione dei carboidrati per obbligare l’organismo a produrre in maniera autonoma il glucosio. Allo stesso tempo, aumentando l’apporto di cibi proteici, l’organismo tende a bruciare gli accumuli di tessuto adiposo, favorendo il dimagrimento in caso di sovrappeso. Il regime alimentare chetogenico incrementa la produzione dei corpi chetogeni, ossia un residuo metabolico all’interno della produzione di energia.

Nel campo del fitness e delle patologie la dieta chetogenica viene sfruttata per prevenire e alleviare i sintomi come nel caso della cefalea. Alla base del regime alimentare si trova un ridotto apporto di carboidrati, una maggiore assunzione di proteine e fibre vegetali, minori calorie giornaliere, un maggior apporto di lipidi.

Alimenti consigliati della dieta chetogenica

La dieta chetogenica prevede l’assunzione di determinati alimenti quali:

  • Carne
  • Uova
  • Pesce
  • Grassi derivati dai condimenti (come l’olio extravergine di oliva)
  • Ortaggi

Gli alimenti sconsigliati si raggruppano in:

  • Patate
  • Legumi
  • Dolci e bibite gassate
  • Alcolici
  • Carboidrati
  • Frutta

Nella maggior parte dei casi i carboidrati non vengono eliminati del tutto all’interno di una dieta chetogenica, ma ridotti sensibilmente ad un massimo di 50 g/die. Per cercare di capire se l’organismo è effettivamente entrato in chetosi ci si può sottoporre ad un test delle urine, esami sanguigni o test respiratorio.

Tra gli altri sintomi rilevabili della chetosi si trovano: una maggiore sensazione di sete, bocca asciutta, incremento della diuresi, sudore e alito acetonico, stanchezza generale, riduzione dell’appetito. I livelli di chetosi ottimali nel sangue corrispondono a 1,5-3 mmol/l. Ogni corpo chetonico si divide in 3 tipologie: Acetone, Acetoacetato e 3-idrossibutirrato.

Il regime alimentare chetogenico deve essere attentamente valutato da un medico nutrizionista, a secondo dei singoli casi e delle esigenze nutrizionali. La dieta chetogenica viene consigliata anche in caso di ipertensione, iperglicemia, ipertrigliceridemia, sindrome metabolica.

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