Fuoco di sant’Antonio: sintomi, cause, diagnosi, trattamenti e rimedi naturali

Il fuoco di Sant’Antonio è un virus che appartiene alla famiglia dell’Herps virus. Si tratta di una malattia infettiva che deriva dalla varicella e che a distanza di tempo può manifestarsi, in modo molto doloroso e con la presenza di vescicole sulla pelle.  L’eruzione cutanea può interessare diverse parti del corpo. Alcuni dei fattori che possono innescare la malattia sono legati a stress, avanzare dell’età e altre patologie.

Andiamo a vedere di che si tratta nello specifico, quali sono i principali sintomi e le cause scatenanti, che tipo di cibi sono consigliati e quali rimedi si possono adottare per alleviare la sintomatologia.

Che cos’è il fuoco di Sant’Antonio e quali sono le cause?

Il fuoco di Sant’Antonio è anche conosciuto in medicina con il nome di Herpes Zoster, una malattia che deriva dalla varicella e che può infettare uno o più nervi e si manifesta con vescicole dolorose sulla pelle. L’eruzione cutanea può riguardare il torace, le gambe, l’interno coscia, le braccia, le ascelle e soprattutto il viso, in particolare occhi e bocca. La malattia ha una durata di 10-15 giorni fino a quando non si formano le croste sulle vescicole che cadono e la pelle si riforma. Il dolore, talvolta molto forte può però manifestarsi anche settimane prima dell’eruzione cutanea e durare anche dopo che sono cadute le croste.

Ciò è dovuto all’infiammazione provocata dal passaggio del virus sul nervo. Il virus dopo avere provocato la varicella, rimane inattivo all’interno del tessuto nervoso e può succedere che a distanza di molti anni si riattivi, provocando l’eruzione cutanea.

Ancora però non sono certi i motivi che portano alla riattivazione del virus. Quello che è noto sapere, riguarda la sfera immunitaria, ovvero quando le difese immunitarie si abbassano, ecco che la malattia può fare la sua comparsa. Alcuni dei fattori che generano questa patologia sono riconducibili allo stress (emotivo e fisico), avanzare dell’età, chemioterapia, infezioni  e infezione da HIV.

Sintomatologia

I sintomi iniziali, che precedono la comparsa delle vescicole sono difficili da individuare. Comprendono generalmente: febbre, mal di testa, sensazione di bruciore, malessere generale, prurito, brividi, problemi di stomaco e stanchezza. A questi sintomi si associa forte dolore, più raramente nei bambini. L’eruzione cutanea si presenta dal primo giorno e prosegue anche per le tre settimane successive.

Questi sintomi pertanto non aiutano nella diagnosi. Di solito prima che si possa intuire la presenza della malattia, si procede con un esame del sangue che possa verificare la presenza di anticorpi, ovvero la risposta immunitaria necessaria per contrastare il virus. Quando compaiono le vescicole, la forma è talmente particolare e specifica di questa malattia che un semplice controllo visivo può essere sufficiente per arrivare alla diagnosi.

Complicazioni

Questa malattia non è mortale e tende a portare a una completa guarigione in massimo 5 settimane. Tuttavia però, ci possono essere delle complicazioni anche gravi come: infiammazione del cervello, dei polmoni, fegato, meningi e delle membrane protettive che avvolgono il midollo spinale. Se il virus attacca il nervo trigemino e colpisce il viso può danneggiare la cornea. In questo caso si parla di “Herpes Zoster oftalmico”. Le persone che ne sono colpite possono sviluppare ulcere e cicatrici permanenti nella cornea, infiammazioni del nervo ottico e anche glaucoma. Se non viene curata velocemente, l’infezione può arrivare a causare la cecità.

Le complicazioni possono anche riguardare l’orecchio. Quando il virus si riattiva e colpisce il nervo facciale, se non curato rapidamente provoca una sindrome che genera paralisi facciale e perdita dell’udito. Infine quando il virus colpisce i nervi può causare la cosiddetta “nevralgia posterpetica”, che guarisce dopo 3-6 mesi ma in alcuni casi può durare anche anni e diventare perenne.

Diagnosi

Nel corso di una visita dermatologica si possono riscontrare tramite un’ispezione visiva i rush cutanei, che portano alla diagnosi di questa patologia. Le caratteristiche e la localizzazione possono essere un fattore in più per arrivare alla diagnosi, cui si accompagnano degli esami da laboratorio.

Prevenzione e contagio

Purtroppo non è possibile prevenire l’insorgenza di questo virus, essendo un’infezione di tipo virale però è importante non avere contatti diretti con coloro che hanno contratto l’infezione e con i loro vestiti. Il fuoco di Sant’Antonio è contagioso, fin da quando si manifestano le vescicole aperte nei confronti di coloro che non hanno avuto la varicella, non siano vaccinati o se entrano a diretto contatto con le vescicole. Il virus non può essere trasmesso per via aerea. La persona contagiata sviluppa però la varicella, non il fuoco di Sant’Antonio. La varicella contratta da adulti, però è molto più pericolosa che nei bambini e può provocare importanti complicazioni.

Fuoco di Sant’Antonio in gravidanza

In gravidanza non sembra provocare problemi al feto e i trattamenti indicati dal medico sono antivirali o antidolorifici. Il feto non viene infettato in quanto protetto dagli anticorpi della madre. Il problema sorge quando la madre non è vaccinata contro la varicella o non ha contratto la malattia, dato che non ci si può sottoporre al vaccino quando la gravidanza è già in corso.

Se la varicella non viene contratta nei primi due trimestri di gestazione, può essete trasmessa al feto causando la “sindrome della varicella congenita”. La situazione si complica a ridosso del parto. Se la madre ha contratto la malattia da cinque a due giorni prima del parto, può manifestarsi una forma grave di varicella nel nascituro. Altro aspetto rischioso per il contagio è se le vescicole si trovano nella zona intima durante il parto. Si consiglia a ogni donna di effettuare il controllo della vaccinazione in modo da essere tranquille e protette in caso di gravidanza.

Linee guida sull’alimentazione

Tutti i trattamenti e rimedi naturali per aiutare a contrastare il fuoco di Sant’Antonio mirano a potenziare il sistema immunitario, depotenziato dal virus. L’alimentazione è uno dei fattori importanti per mantenere alte le difese immunitarie e quindi qualsiasi dieta dovrebbe includere un regime sano, equilibrato ricco di frutta, verdura fresca e con un ridotto consumo di zuccheri. Tra i cibi consigliati troviamo:

  • avocado: ricco di aminoacidi che possono aiutare a ridurre la gravità e la durata del virus;
  • ciliegie: sono possibili antiossidanti e ricche di flavonoidi efficaci per aiutare a ridurre la sintomatologia;
  • aglio: che contiene proprietà antivirali, antibiotiche naturali e anti-fungine. Basta applicarne una fetta cruda o schiacciando un chiodo di garofano mescolato a dell’olio di cocco, che si può aiutare ad evitare la diffusione della malattia;
  • kefir: una bevanda composta da chicchi di acqua di kefir o grani di latte. Agisce come prebiotico aiutando a migliorare la flora batterica intestinale e a mantenere inattivo il virus il più a lungo possibile;
  • salmone: contiene omega 3 ed è un possibile antinfiammatorio naturale che aiuta a nutrire e riparare la pelle, oltre che agisce positivamente sul sistema immunitario;
  • manzo: nutrito con erba è un alimento ricco di sostanze nutritive che aiutano a ridurre la gravità della malattia e a velocizzarne il processo di riparazione delle ferite;
  • yogurt: aiuta a ridurre la formazione di focolai del virus e a mantenere in equilibrio la flora batterica intestinale;
  • verdura a foglie verdi: ottima per la pelle e per evitare la formazione di cicatrici dopo un focolaio. Grazie all’elevato contenuto di fibre, vitamine, sali minerali e antiossidanti sono un valido aiuto per mantenere in salute il sistema immunitario e la pelle;
  • vitamina C: potente antiossidante che aiuta a potenziare le difese immunitarie e a combattere il virus;
  • estratti di frutta: ottimi per introdurre nell’organismo vitamine e nutrienti che possano aiutare a contrastare il virus.

Trattamenti

L’infezione generalmente guarisce spontaneamente. Tuttavia, si possono somministrare, su indicazione medica, dei trattamenti locali per aiutare a ridurre i fastidi:

  • antivirali: farmaci che bloccano il virus e ne riducono la diffusione oltre che la durata. Purtroppo però, non agiscono sul dolore che è causato dalla nevrite;
  • antidolorifici e antinfiammatori: che agiscono poco sul dolore;
  • gel a base di alluminio: che aiuta a ridurre i tempi di guarigione delle vescicole e aiuta a ridurre il prurito e dolore.

Rimedi per alleviare il fastidio

Quando compaiono i primi sintomi è bene rivolgersi tempestivamente al medico e a seconda della gravità della situazione questo potrà indicarvi la terapia farmacologica più idonea. Nei casi in cui i fastidi non sono gravi e non ci siano altre patologie in atto, si possono adottare dei rimedi locali che aiutano a ridurre la sintomatologia.

Un ottimo rimedio naturale è il gel a base di cloruro di alluminio che va applicato localmente direttamente sulle vescicole per favorirne la ripresa e per aiutare a ridurre il prurito e il dolore. Ci soffre di questa malattia spesso non sa come lavarsi senza provare fastidio. Per alleviare il prurito e il dolore, si possono indossare vestiti comodi, larghi, fare bagni con acqua fresca o impacchi con acqua fredda direttamente sulle vescicole e mantenere una buona igiene personale per evitare che possano svilupparsi ulteriori infezioni batteriche.

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