Pectina di Agrumi: che cos’è? Dove si trova? Possibili benefici e controindicazioni

La pectina è un carboidrato che in natura costituisce un componente legante presente nelle pareti cellulari di piante e frutti. La quantità di questo collante dipende dalla tipologia di frutta.

A seconda della varietà, del grado di maturazione, la percentuale della sostanza può, quindi, variare. Come additivo viene, anche largamente utilizzato nell’industria alimentare, presente come gelificante nelle marmellate, confetture e gelatine di frutta. Presente nei tessuti vegetali, la pectina sembra essere considerata una possibile sostanza benefica e impiegata in campo alimentare per via delle sue presunte proprietà addensanti e gelificanti. Scopriamo dove si trova, come utilizzarla e quali possibili effetti benefici e controindicazioni può apportare sul nostro organismo.

Che cos’è la pectina?

La pectina è un carboidrato che rappresenta una fibra solubile. Questa sostanza da secoli viene utilizzata in ambito alimentare e grazie ad essa lo spazio presente tra una cellula e un’altra, nei tessuti vegetali, viene cementificato. A livello macroscopico, invece, sembra essere in grado di portare una maggiore consistenza nei frutti. Mediante il processo di maturazione, nel frutto si sviluppano degli enzimi che possono portare a un progressivo rammollimento del frutto.

Dove si trova?

Solitamente la si può trovare nella parte cellulare e può svolgere una possibile funzione di collante tra le cellule. In natura, esistono alcuni frutti che sembrano essere delle fonti alimentari di questa sostanza, come nel caso degli agrumi. La maggiore quantità di pectina si trova nella parte bianca esterna allo spicchio. Quindi, consumare questa parte di frutto può apportare una serie di possibili effetti benefici all’organismo.

L’albedo, ovvero la parte bianca del frutto, contiene la maggiore percentuale di pectina in natura. Così come possono esistere frutti ad elevato contenuto di pectina, ne esistono anche altri che sembrano essere carenti di questo zucchero. Man mano che il frutto matura, alcuni enzimi come la pectasi e la pectinasi degradano la pectina. Il consiglio è quello di consumare sempre frutta non troppo matura.

Si può preparare in casa?

Questo addensante alimentare può essere utile per la preparazione di marmellate e gelatine, e può essere preparato in casa a partire dagli scarti tolti dalle bucce della frutta. Queste vengono poi frullate, aggiungendo acqua e cuocendo a bagnomaria per un paio di ore. Una volta che si otterrà un composto simile alla marmellata, si filtrerà con un colino. Si verserà il composto in un contenitore per cubetti di ghiaccio da conservare in freezer, per utilizzarlo all’occorrenza nella preparazione di marmellate di frutta o confetture.

Dosi e modalità d’utilizzo

Nell’industria alimentare, la pectina è utilizzata come gelificante naturale. La si può identificare nella lista degli ingredienti con la sigla “E440”. Allo stesso modo si può capire se viene utilizzato un gelificante vegetale o animale, identificato con la sigla “E441”. In quest’ultimo caso, si tratta di una sostanza estratta dai tessuti connettivi animali conosciuta anche come “cola di pesce”.

Il principale utilizzo della pectina avviene nella preparazione delle marmellate. La sua presunta proprietà gelificante consente al frutto di ricavarne gli zuccheri, i nutrienti della polpa e di trasformarli in una sostanza molto più densa. Durante questo procedimento, la pectina dovrebbe essere aggiunta prima dello zucchero che reagirà attivando la gelificazione.

La pectina viene spesso utilizzata, anche, come sostanza emolliente nelle caramelle balsamiche e come colla vegetale nei sigari. In campo farmaceutico questa sostanza viene usata come ingrediente di lassativi. La dose giornaliera di pectina consigliata dagli esperti, sembra essere di 15 g, quantità che può essere assunta anche solamente consumando frutta. Un paio di mele e una porzione di agrumi, possono consentire un’assimilazione pari a circa 10 g di pectina.

Proprietà e possibili effetti benefici

Le proprietà e i possibili effetti benefici di questa sostanza sembrano essere innumerevoli. In particolare:

  • può aiutare a favorire la regolarità intestinale: essendo una fibra vegetale è una calamita per l’acqua, che trasforma in gel. Utile in caso di diarrea, può aiutare a favorire l’addensamento delle feci rendendole più dure. In caso di stitichezza può aiutare a favorire l’idratazione delle feci, rendendole più morbide;
  • può aiutare a regolare i livelli di colesterolo;
  • può aiutare a contrastare possibili malattie del sistema cardiocircolatorio;
  • può aiutare a favorire la crescita dei batteri “buoni” presenti nel nostro intestino e può al contempo aiutare a contrastare la proliferazione di batteri patogeni;
  • può aiutare a contrastare iperglicemia e diabete;
  • può aiutare a regolare il transito e lo svuotamento intestinale, aumentando il senso di sazietà.

Quali possibili effetti benefici può avere sulle piante?

In natura, la pectina sembra essere in grado di svolgere un possibile ruolo fondamentale per il benessere delle piante. Questa sostanza interviene come una colla per assicurare l’adesione tra le membrane esterne delle cellule vegetali, chiamate “pareti cellulari”. Le cellule vegetali vengono paragonate a dei palloncini pieni di acqua.

Il fluido contenuto in queste strutture, conosciuto come “citoplasma”, riesce a mantenere delle pressioni alte solo quando si riescono a ridurre le perdite. Queste pressioni possono essere importanti perché rappresentano la base del passaggio dei nutrienti lungo l’intera pianta. La pectina può consentire, quindi, di stabilizzare le pareti cellulari.

In questo modo, può essere utile per aiutare a favorire anche l’adesione delle pareti e annullare il possibile rischio di perdita di liquidi. Le strutture vegetali potranno mantenere il cosiddetto turgore, anche se con il passare del tempo, le strutture vegetali invecchieranno e la pectina di conseguenza verrà degradata, lasciando il posto alle prime “rughe”.

Nel mondo vegetale, le rughe, ben evidenti soprattutto nei frutti, sono quelle grinze che ci fanno capire se un frutto è troppo maturo. La causa di questo invecchiamento è riconducibile proprio alla riduzione del contenuto cellulare di pectina. Durante la maturazione, la pectina presente nella frutta viene degradata da enzimi specifici, consentendo ai semi di cadere a terra, attuando così il regolare ciclo della vita della pianta.

Controindicazioni e possibili effetti indesiderati

La pectina non sembra avere particolari controindicazioni tranne che in presenza di specifiche intolleranze. Nelle persone che possiedono una particolare sensibilità intestinale, l’abuso della pectina può portare possibili effetti indesiderati come crampi, diarrea o feci molto morbide, dolori addominali, flatulenza e nausea.

Dal momento che la pectina può aiutare a regolare l’assorbimento di alcune sostanze, potrebbe anche limitare la funzionalità di alcune medicine, specialmente se si tratta di complessi liposolubili o che agiscono sull’assorbimento intestinale dei grassi.

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