Deficit cognitivi: che cosa sono? Tipologie, sintomi e trattamenti

Nel mondo si assiste sempre più a un progressivo invecchiamento della popolazione a cui si associa un elevato numero di persone affette da disturbi neuro-cognitivi come indebolimento delle funzioni cerebrali e forme di demenza, talvolta anche severe.

I disturbi cognitivi sono dei deficit delle funzioni che possono compromettere l’intelligenza generale, l’attenzione, la memoria, l’abilità di giudizio, l’inibizione, la flessibilità cognitiva, la pianificazione, il linguaggio, la lettura e la scrittura.

In età adulta un’alterazione di queste funzioni, può provocare una serie di difficoltà nell’adattamento della persona sia in ambito lavorativo che sociale, spesso associata a problemi relazionali ed emotivi che possono portare a stati di insicurezza, ansia e depressione. Scopriamo insieme quali sono le tipologie più diffuse dei disturbi cognitivi, come trattarle e da quali di sintomi possono essere accompagnate.

Che cosa sono i disturbi cognitivi?

I disturbi cognitivi sono dei deficit che possono compromettere le funzioni cognitive del cervello come l’attenzione, la memoria e il linguaggio, a causa di possibili lesioni cerebrali dovute a traumi, ictus, malattie neurologiche o Alzheimer.

Quando compaiono questi deficit, ecco che si possono manifestare progressiva perdita dell’orientamento, della memoria o incapacità di gestire le attività quotidiane. In questi casi, può essere necessario effettuare tempestivamente una valutazione neuropsicologica per individuare un processo riabilitativo che consenta di mantenere o recuperare le principali funzioni cognitive.

Sintomi del disturbo cognitivo

Questi disturbi spesso si possono manifestare con un difficoltà nel mantenere l’attenzione, la concentrazione e l’orientamento. Quando il disordine aumenta può subentrare una destrutturazione della percezione e del pensiero. Altre sindromi diffuse che si possono associare a queste patologie sono la difficoltà a camminare e mantenere l’equilibrio, la sonnolenza, la stanchezza, i cambiamenti di personalità e l’incapacità di ricordare le cose.

Quali possono essere le possibili cause?

L’anzianità è spesso considerata la causa principale che può portare alla manifestazione dei disturbi cognitivi, ma il modo più importante per capire se si soffrirà o meno di questi problemi è il modo in cui si arriva all’età avanzata. Le alterazioni nelle relazioni sociali possono influire sulla comparsa dei disturbi cognitivi, poiché l’isolamento può portare più facilmente alla perdita della memoria.

Anche i cambiamenti psicologici possono influire negativamente, in quanto stress e depressione a lungo andare logorano i neuroni e possono portare a una progressiva perdita della memoria. Al fine di prevenire la comparsa di possibili disturbi cognitivi è essenziale, secondo gli esperti, compiere degli esercizi pianificati per mantenere attive le funzioni cognitive.

Queste attività quotidiane possono essere, ad esempio, la lettura di un giornale, il tenere i conti oppure fare un cruciverba. È anche importante mantenere i rapporti con la famiglia e gli amici, così come ascoltare il notiziario ed essere sempre aggiornati su cosa succede attorno a sé.

Tipologie di disturbi cognitivi

Tra i disturbi cognitivi più comuni possiamo trovare:

  • il delirium: uno stato confusionale acuto che si sviluppa in un breve periodo di tempo e che si caratterizza per una transitoria e reversibile confusione mentale associata a un severo disorientamento spaziale e temporale, e ad una compromissione dell’attenzione e del pensiero;
  • l’amnesia: un disturbo della memoria che non sembra coinvolgere altre funzioni cognitive. La persona che ne soffre, ragiona logicamente e parla fluidamente ma può essere incapace di ricordare eventi della sua vita recente o, nei casi più gravi, anche eventi passati, senza riuscire ad acquisire nuovi ricordi;
  • demenza senile: si può manifestare intorno ai 65 anni di età con disturbi della personalità e dell’intelligenza che possono compromettere le capacità di attenzione, di concentrazione e memoria, oltre che di senso critico e di giudizio. La malattia può evolvere progressivamente fino a compromettere tutte le prestazioni dell’individuo in un arco temporale compreso dai 4 ai 6 anni;
  • demenza vascolare: un deficit cognitivo caratterizzato dall’alterazione della circolazione sanguigna cerebrale connessa a eventi come ictus, emorragia cerebrale o patologie croniche come l’aterosclerosi. I sintomi cognitivi e comportamentali più diffusi sembrano essere confusione mentale, problemi di memoria, difficoltà di linguaggio, disturbi dell’equilibrio, impulsività, agitazione, irritabilità;
  • Morbo di Alzheimer: una forma diffusa di demenza degenerativa che progressivamente può diventare invalidante. L’esordio della malattia solitamente avviene oltre i 65 anni. Il sintomo precoce consiste, invece, nell’incapacità di ricordare eventi recenti mentre rimane ben saldo il ricordo del passato. Con il passare del tempo possono associarsi altri sintomi come disorientamento spazio temporale, cambiamenti repentini dell’umore, depressione, gravi difficoltà cognitive, perdita della capacità di giudizio, gravi difficoltà nel riconoscimento dei familiari e degli amici ed anche nel compiere le attività quotidiane, problemi di comportamento ed incapacità di prendersi cura di sé, fino a quando può essere necessario dovere essere assistiti giorno e notte;
  • Morbo di Parkinson: è una malattia neurodegenerativa lenta ma progressiva, che può coinvolgere il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. I principali sintomi consistono nel tremore a riposo, rigidità, lentezza dei movimenti, disturbo dell’equilibrio, del cammino, postura curva, problemi di linguaggio e problemi legati alla deglutizione, stipsi, disturbi urinari, disfunzioni sessuali, disturbi della pressione arteriosa, sudorazione, disturbi dell’olfatto, disturbi del sonno, depressione, ansia e apatia.

I disturbi neuro-cognitivi maggiori

I disturbi neuro-cognitivi maggiori possono danneggiare almeno una delle seguenti aree:

  • dell’attenzione complessa;
  • delle abilità esecutive;
  • dell’apprendimento e della memoria;
  • del linguaggio, sia espressione che comprensione;
  • delle abilità visive e costruttive;
  • della cognizione sociale.

Trattamenti per il disturbo cognitivo

È importante eseguire una diagnosi precoce dei disturbi cognitivi per iniziare tempestivamente un trattamento che possa evitare il peggioramento delle patologie. La cura seguita da un medico specialista consiste nella stimolazione cognitiva, accompagnata da una sana alimentazione e da esercizi regolari.

La valutazione neuropsicologica, invece, è una valutazione clinica che viene eseguita dallo psicologo con lo scopo di valutare le funzioni cognitive, emotive e comportamentali del soggetto attraverso la somministrazione di test neuropsicologici. L’obiettivo principale della neuropsicologia riguarda:

  • la collaborazione con lo specialista neurologo al fine di avere una diagnosi neurologica, differenziale e una terapia farmacologica;
  • la pianificazione di un intervento riabilitativo tenendo conto delle abilità cognitive compromesse e delle abilità rimaste intatte;
  • la valutazione dell’efficacia di un trattamento di riabilitazione cognitiva;
  • il monitoraggio mediante controlli, effettuati a distanza, del decorso di alcune patologie come quelle degenerative.

È importante intervenire con il supporto di medici specializzati in questo ambito di valutazione neuropsicologica e della riabilitazione dei disturbi cognitivi, prendendo in considerazione anche eventuali problematiche di natura psicologica, affettiva, della personalità del paziente e del suo contesto familiare.

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