Congestione epatica: che cos’è, sintomatologia, cause e rimedi naturali

La congestione epatica conosciuta in medicina anche con il nome di “epatopatia congestizia”, “fegato a noce moscata” o “congestione epatica passiva cronica”, è una patologia caratterizzata da un accumulo di sangue all’interno dell’organo, in quanto le vene epatiche non svolgono correttamente la funzione di drenaggio.

Questa patologia è una disfunzione epatica causata da una congestione venosa, che solitamente si verifica in presenza di un’insufficienza cardiaca congestizia. All’esame macroscopico, il tessuto del fegato appare maculato, le macchie scure rappresentano le venule epatiche dilatate e congestionate e le piccole vene epatiche. Le zone più chiare rappresentato il tessuto sano circostante.

Quando la patologia persiste ed è grave, può portare a una fibrosi, quindi alla “cirrosi epatica”. Se invece, la congestione è legata a un’insufficienza cardiaca destra prende il nome di “cirrosi cardiaca”. Scopriamo nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono i principali sintomi e le possibili cause.

Che cos’è la congestione epatica?

La congestione epatica è una patologia conseguente all’insufficienza cardiaca, alla cui base vi è un aumento della pressione venosa centrale che ostacola il deflusso del sangue dal fegato. La congestione cronica porta a un possibile processo degenerativo che se grave e persistente nel tempo può svilupparsi in cirrosi con la perdita delle cellule del fegato a causa della necrosi.

La maggior parte dei pazienti non sembra avere particolari sintomi, ma se si tratta di una congestione moderata o marcata possono essere evidenziati: ittero, epatomegalia e dolore al quadrante superiore destro, per via dello stiramento della capsula del fegato. Altri sintomi associati possono essere l’ascite, la splenomegalia e il riflesso epato-giugulare, ovvero quando le vene giugulari diventano turgide palpando il fegato.

Quali sono le possibili cause?

La congestione del fegato può essere dovuta a un accumulo di tossine nel sangue che l’organismo non è in grado di smaltire correttamente. Quando il fegato è congestionato, le tossine circolano nel sangue e possono arrivare fino al cervello, raggiungere il sistema nervoso e altri organi. Nel caso si verifichi un accumulo, il fegato cerca di rimuovere le tossine in eccesso che raggiungono i reni, provocando un’altra congestione.

I fattori che possono favorire la congestione epatica sono:

  • abuso di alcol, carboidrati raffinati, caffeina, grassi e oli idrogenati;
  • intossicazione alimentare;
  • tossine ambientali;
  • costipazione cronica;
  • candidosi e disbiosi intestinale.

Sintomatologia

Come accennato, la maggior parte di coloro che soffrono di congestione epatica sono asintomatici. Tuttavia:

  • molti problemi alla schiena possono essere dovuti a un flusso biliare irregolare;
  • riduzione del liquido sinoviale presente nelle articolazioni in caso di riduzione del flusso biliare e dolore articolare. In alcuni casi le persone che ne soffrono nella convinzione che il dolore sia riconducibile a una malattia infiammatoria tende ad assumere cortisone, ma la terapia più adatta consiste nel lavaggio del fegato;
  • costipazione che impedisce l’espulsione delle tossine che continuano a circolare nel sangue, mantenendo il sovraccarico epatico;
  • la congestione può rimanere per un elevato consumo di grassi, zucchero, alcol, prodotti di farina bianca;
  • membrane delle mucose secche e facilmente infiammabili, per via della carenza di bile;
  • allergie alimentari che possono sparire a seguito di un lavaggio epatico;
  • effetti di malassorbimento delle sostanze nutritive solubili nei grassi che possono provocare eczemi, psoriasi, pelle secca, caduta dei capelli, tendiniti, cecità notturna, accumuli di calcio nei tessuti e in alcuni casi, ingrossamento della prostata;
  • emorroidi a causa dell’ostruzione della vena porta che non riesce a drenare il fegato provocando la saturazione.

Diagnosi di congestione epatica

Una grave insufficienza cardiaca può essere responsabile del reflusso del sangue nella grande vena che trasporta il sangue dalla parte inferiore del corpo al cuore. Questa congestione può aumentare la pressione nella vena cava inferiore e in quelle affluenti, comprese quelle che drenano il sangue dal fegato. Se la pressione è abbastanza elevata, il fegato si riempie di sangue, ovvero si congestiona e funziona male.

La maggior parte dei soggetti non presenta particolari sintomi, se non quelli collegati all’insufficienza cardiaca. In altri soggetti, il fegato congestionato potrebbe:

  • creare malessere addominale, di lieve entità;
  • essere indolenzito e ingrossato;
  • nei casi gravi, si può manifestare una pigmentazione giallastra della cute che prende il nome di “ittero”;
  • nell’addome possono accumularsi liquidi, provocando un disturbo chiamato “ascite”;
  • la milza potrebbe aumentare di volume;
  • svilupparsi un danno epatico o una grave cirrosi, nel caso di una congestione grave e cronica.

In presenza di questi sintomi, il medico potrebbe sospettare di un’insufficienza cardiaca. Procederà con una serie di esami del sangue a cui sottoporre il paziente, per valutare il grado di funzionalità del fegato, l’eventuale presenza di danni, e la coagulazione del sangue. La diagnosi si baserà sull’anamnesi dei sintomi, sugli esiti dell’esame obiettivo e gli esami del sangue.

Identificare una congestione epatica è importante, perché può indicare anche il grado di insufficienza cardiaca presente nel paziente. Il trattamento prescritto dal medico sarà incentrato sulla cura dell’insufficienza cardiaca al fine di ripristinare il corretto funzionamento epatico.

Linee guida sull’alimentazione

Come sappiamo, l’alimentazione è molto importante per garantire un corretto funzionamento degli organi che compongono il nostro organismo. Il fegato è un organo molto importante, in quanto ha il compito di disintossicare il nostro organismo da tutte quelle sostanze tossiche che si accumulano.

Purtroppo però, con un’alimentazione scorretta nella quale si predilige il consumo di alimenti fritti, si abusa di alcol, a lungo andare il fegato potrebbe ingrossarsi. Oltre a provocare un costante dolore al fianco, si possono anche manifestare sintomi digestivi e intestinali. Il migliore rimedio in questi casi è quello di rivolgersi a un esperto nutrizionista insieme al quale stabilire un piano alimentare personalizzato disintossicante ricco di liquidi, vitamine e sali minerali.

Rimedi naturali

Bere molta acqua è il modo migliore per aiutare il nostro organismo ad espellere le scorie e le tossine accumulate in eccesso. Preparare dei decotti e delle tisane depurative a base di zenzero e limone, con finocchi, ortica o betulla, può aiutare a ottenere un possibile effetto detox.

Oltre a disintossicare il fegato attraverso l’assunzione di liquidi, è necessario anche introdurre all’interno del proprio regime alimentare il consumo giornaliero di alimenti ricchi di fibre, vitamine e sali minerali. A colazione, nei pasti principali e negli spuntini, gli esperti consigliano di consumare frutta, verdure che possono aiutare a migliorare la digestione.

I frullati a base di frutta ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti possono contribuire a ripulire il fegato ingrossato. Ottimo a tal proposito è il frullato di pompelmo con l’aggiunta di zenzero e arancia. Il sapore può risultare un po’ aspro, ma gli effetti benefici possono essere notevoli. Per coloro che amano invece, i frullati di verdure si possono scegliere spinaci, lattuga, menta o foglie di cavolo miste a latte di mandorla. Ottimi anche i centrifugati di verdure come spinaci, finocchio e cetrioli. A queste ricette può essere aggiunta dell’acqua in base alla consistenza che si desidera ottenere e delle spezie come cannella, zenzero o curcuma.

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